Da una parte mi fa un'impressione immensa, io dentro mi sento ragazza, fisicamente invece ho svariati acciacchi, i mille ricordi di una vecchia, le allegrie improvvise per cose sceme come le bambine. .E poi e' l'ultimo anno che avro' la cifra 4 davanti, che e' una bel numero in fondo, era meglio il 3 ma sara' peggio il 5, il 5 e' brutto e non lo voglio. Pero' devo dire che vedo intorno a me (non al cinema, non la solita Sharon Stone che e' un altro mondo) tante coeatanee brave, forti, spiritose e intelligenti, che sono grazioso ornamento vivente di questi anni, di noi che siamo nati piu' o meno intorno al 1960, quando fecero le Olimpiadi a Roma, e Berruti vinse.
Per cui faro' come sempre, al piccolo dettaglio di una cifra di anni da compiere non ci pensero', mi godro' gli auguri, l'affetto, le carinerie di C., i festeggiamenti lunghi, le solite allegrie mie, molto sceme e che danno senso a tutto.
Non a me, a zia Orietta, che mi raccontava che se doveva fare una commissione, un servizio, il lunedi' le riusciva tutto bene. Io ho una memoria prodigiosa, me lo dicono sempre le amiche, e quando una persona non c'e' piu', questo fa si' che io ricordi il triplo di episodi, piccole frasi, modi di dire, dettagli piu' o meno inutili ma che tutti insieme fanno una vita, una vita lunga e larga, piena. Essendo sorella di mia madre, ha avuto un ruolo semi sostitutivo, con stile incalzante e presente, fermo. Mi ha regalato sempre tante cose, oggetti, indumenti, tempo, ascolto, chiacchiere. E il tavolo dove ceno, e la collanina che ora porto addosso. E mitiche frasi che con mio fratello citiamo spesso. Ma il bello della vita e' che in giornata dolorose, come quella in cui si svolge un funerale, ci possono essere anche tanti momenti tenui e dolci, come quelli in cui il tuo compagno ti mette una mano sulla spalla mentre piangi, una persona che non ti aspetti di vedere ti sorride, e c'e' tua nipote bella e un po' fragile, e tuo fratello che spiega esattamente quello che senti. Ti arriva in dono il suo bracciale preferito, si riesce a ridere per uno sbaglio di nome di strada. Ci si sente vivi, rafforzati dal dono che una persona, semplicemente esistendo tanti anni vicino a te, ti ha dato. E allora oggi, nonostante questa perdita, io sono di buon umore, perche' mi sento tanto piu' ricca. E fortunata.
Domenica pomeriggio ho visto, appunto, DOMENICA, di Wilma Labbate, film sensibile, carino, con co-protagonista una ragazzina fantastica che insegna a vivere. E sempre un’altra domenica, per raggiungere un luogo, ho fatto una lunga passeggiata in centro, e ho fatto una considerazione: molta gente ormai si lamenta di Roma, ma non perche’ c’e’ traffico, problematica oggettiva, o l’inquinamento, ma per la tiritera che a Roma non ci sono piu’ i romani. A parte che non e’ vero, che io sento parlare e vedo romani continuamente, e durante il mio tragitto al centro di Roma, oltre ai famigerati (per gli altri) turisti e stranieri, c’erano molti italiani e anche romani, ma poi non capisco perche’ ci debba essere questa ossessione di radiografare la nazionalita’ della gente. Roma e’ bellissima,e non lo dico per campanilismo, perche’ trovo stupende molte altre citta’ italiana, in quanto tutta l’Italia e’ fantastica. Passo di corsa davanti a Trinita’ dei Monti, che e’ un posto pure banale se vogliamo, e ogni volta, anche se non vorrei perche’ penso ad altro, mi si apre il sorriso incantato. I vicoli sono diversi, deliziosi, certi pezzi del lungotevere irraccontabili. Non vedo perche’ mi debba innervosire perche’ ci sono i turisti, anzi, ne sono fiera e lieta, li capisco, la farei anche io la turista a Roma. Per quanto riguarda gli stranieri in genere, extraomunitari o meno, io non ne ho paura e qui finisce il discorso. Questa presunta romanita’ che scompare e’ una sciocchezza, non c’e’ un’epidemia, non ci uccide nessuno, stiamo sempre qui. Solo io sono stata due anni a Foggia, e ora sono tornata, ma basta con questa visione del mondo chiusa, la mente va allargata sempre piu’, andiamo verso una societa’ sempre piu’ ampia, variegata, articolata, le radici e le tradizioni, importantissimi, non si preservano contando quanti filippini sono in giro. Sono stata ad una rassegna di cori, dentro il cortile di una chiesa a Corso Rinascimento, uno di quei posti che puoi campare 100 anni a Roma e non entrarci mai, molto bello, c’erano i gabbiani, qualche zanzara di troppo e si stava bene, ho respirato felice, era tanto che non facevo cose cosi’. Alcuni giorni dopo c’e’ stata una rappresentazione teatrale di mio nipote, un laboratorio di recitazione, tutti ragazzi del ginnasio-liceo, carini, bravi, vivi, ovviamente lui era il piu’ bravo, bello, spiritoso, brillante ma questo si sa…. Il tempo per leggere scarseggia, procedo lentissima, ma quello che c’e’, e’ regolare .La cefalea invece va male, come sempre va a periodi, io sono resistente ma e’ faticoso sopportarla. Ho un elenco immenso di cose da fare, per oggi rimarra’ inevaso, e un elenco di paure e ansie da combattere, come sempre e forse di piu’, ma c’e’ una cosa importante da dire: in fondo e’ bello assorbire ogni giorno qualcosa di positivo dalle persone che ho intorno, qualcosa che mi aiuta a vivere, qualcosa da “copiare” per fare una svolta rapida e ignorare un problema, o capire che come ce l’ho io quella difficolta’, ce l’hanno pure gli altri, mille trucchi da imparare e mettere in pratica, furbizie e dritte che aiutano a farcela.
Il mondo e’ bello perche’ vario, dopo un po’ troppa varieta’ stanca, ma bisogna sempre tenere i canali aperti alle cose diverse. Mi capita di frequentare sul lavoro persone con le quali non ho in comune neanche mezzo dito mignolo, ma dovendo vivere insieme tante ore, spalanchiamo le porte e cerchiamo di aprire qualche orizzonte nuovo, finche’ dura, poi mi stufo e i miei interessi tanto rimangono quelli che sono stati i miei da sempre. Qua a Cinecitta’, dove rimarro’ a lavorare ancora per poco, ci sono ancora i reperti di Gangs of New York di Scorsese, e, molto molto banalmente, mi fa senso vedere il Teatro 5 che fu regno di Fellini, ora regno dei programmi della De Filippi, mentre per altre persone e’ assurdo pensare che dove si fanno i loro programmi preferiti, un tempo si facevano dei film che non guarderebbero neanche pagati. Io dalle sale cinematografiche latito da un po’, l’ultimo film che ho visto e’ QUESTIONI DI CUORE, dell’Archibugi, che mi e’ piaciuto molto, Albanese come sbatte le palpebre mi commuove, e poi c’era quell’assurdo quartiere pluri periferico di Roma che era rappresentato in maniera affascinante, triste, bruttino e struggente. Leggo lentamente perche’ il tempo e’ poco ma regolarmente, "IL SILENZIO DEI CHIOSTRI" della Ginenes-Bartlett procede, i due protagonisti ormai sono due amici, la mattina “Il Ruggito del Coniglio” mi fa ridere pure se a quell’ora non lo farei mai, e le piante resistono a me e al caldo anomale di questo maggio. Dopo diversi anni ho davanti un’estate piena di lavoro, con pochissimi giorni di stop, un tempo era la norma, ora no, ma non mi preoccupo molto, gia’ mi vedo arrancare fra metro e macchina arroventata, sbuffando per il caldo, agognando il rientro a casa, dove un ventilatore mi accogliera’ benefico, sognando
Sono quasi due mesi che sono tornata a Roma e continuo ad avere il balcone semi vuoto, tranne una mazza di scopa che, al primo alito di vento, cade e, occasionalmente, lo stendino dei panni. Il famoso trespolino che volevo mettere in cucina per mettervi sopra le piantine rimane uno di quei sogni che si spera si autorealizzino, tipo che il mobiletto in questione abbia la buona creanza un mattino di farsi trovare gia' pronto e montato al suo posto,e del colore adatto, per favore, poi io devo solo pensare a comprare, appena ho un attimo, le piccole piante. Non riesco a trovare un cestone per la biancheria rettangolare o ovale, tranne uno che costava un botto e dovendo lo stesso stare occultato da una porta, l'ho lasciato serenamente dal suo negoziante. In compenso, dopo aver utilizzato per una volta ancora le care parrucchiere foggiane, ho provato una di qui, giudizio ancora sospeso. Fondamentalmente sono contenta di aver ripreso il lavoro, mi mancava l'impegno quotidiano, e quel senso di stanchezza che dopo un po' che sei tornata a casa, se ne va, o la soddisfazione di avere delle cose da risolvere e da organizzare, e riuscirvi, e mi piace troppo il contatto quotidiano con gli altri. Mi piace molto anche la busta paga una volta al mese. Certo, preferisco le giornate dove tutto questo e' scandito da orari normali, di quelli che si torna a casa non verso le 23, quando oltre ad una rapida telefonata a C., c'e' il tempo solo per struccarsi e leggere due pagine di libro per staccare la spina dai pensieri del giorno. Sorvolo sulla violenza dell'interruzione della vita a due, di cio', ahime', ho gia' detto. Le ore in genere scorrono veloci, nel bene e nel male, ora vado a vedere il film dell'Archibugi, e gradirei che dei gerani, magari contagiati dallo stesso morbo del mobiletto della cucina, si autositemino nel terrazzino. Colori assortiti, grazie, e possibilmente anche una piantina di salvia.Teoricamente avevo molti progetti di piccoli cambiamenti d'arredo per il mio ritorno a Roma, ma la scarsita' di tempo mi ha un po' bloccata. Per ora ho inserito questi :
una piantina acquistata da una vecchina curva curva, che si era posizionata su di un marciapiede. L'ho chiamata (la piantina, no la vecchia) Teresa,e siccome si dice che e' positivo parlare alle piante, con lei sfodero addirittura la vecchia canzone di Sergio Endrigo "Teresa" e per ora sta che e' una bellezza;
un'ennesima tazza alla quale non ho resistito, ero andata alla Upim per della biancheria, ho fatto un giro per il reparto casalinghi ordinandomi tutto il tempo "non comprare tazze, non guardare le tazze, non ti servono tazze, non sapresti neanche dove metterle". Poi ne ho vista una, grande, con una sfumatura di arancio molto bella, e ho pensato che non necessariamente doveva servire per berci il the. Infatti l'ho posizionata davanti ai libri Sellerio, pare nata per quello sfondo blu;
un porta tovaglioli di legno con sopra una civetta, o un gufo, non so, non sono capace di distinguerli. Sono stata molto incerta prima di sceglierlo perche' vi erano varie decorazioni, e mi piaceva molto anche un sole sorridente, solo che tale sorriso aveva come un velo di cattiveria, e ho pensato che essere accolta da lui in cucina non andava bene.
Il prossimo progetto sono due federe per i cuscini del letto. Quelle pero' sono impegnative.