venerdì, 25 settembre 2009

Le donne lo sanno

Le donne sono belle, in qualche modo lo sono tutte o quasi. Lo sono quelle che vedo la mattina in metro, affannate, che hanno preso il treno in corsa, si siedono, tentano di aggiustarsi i capelli e si mettono a leggere un libro, non un libro piccolo, adatto alla borsa, ma un volumone, che pero' stanno amando molto, e allora si caricano di peso in piu' ma vogliono potergli voler  bene anche durante il tragitto fino al lavoro. Lo sono quando sono stanche, e allora cercano dei rimedi placebo, bevono un sorso d'acqua da quelle bottigliette che si portano sempre dietro, si mettono il burro di cacao, fanno due piegamenti del collo per rilasciare un attimo i muscoli, un piccolo sospiro e si ributtano nella mischia. Sono belle quando, caoticamente, mischiano doveri lavorativi e piaceri femminili, quando le vedi, con la giacca e la borsa da lavoro, che camminano rapide, hanno fretta, devono stare da una parte ad una certa ora, ma con la coda dell'occhio hanno raggiunto una bancarella, rallentano, un po' camminano un po' hanno aspirato odore di affare, c'e' una sciarpa bellissima e costa poco. Le donne sono squisitamente femminili quando vanno al cinema da sole, a vedere un film che tanto il loro fidanzato non portera' mai a vedere, quando si entusiasmano tutte insieme per "Sex and the city", o per "Mammamia", quando aprono fogli di lavoro su un mozzico di tavolo, e, nella disorganizzazione piu' totale del resto del mondo, riescono a tracciare le fila e a governare gli eventi.
Siamo belle quando compriamo troppe creme per le rughe, perche' , al di la' di tante chiacchiere, abbiamo paura di invecchiare, quando piangiamo da sole e da sole ci confortiamo, con un bagno caldo o un altro piccolo rituale, quando l'ansia ci assale ma non vogliamo farla pagare a chi ci ama,  e allora sorridiamo, tanto sappiamo che come sempre, in qualche modo, ce la faremo. E quando abbiamo voglia di star sole, e quello star sole non e' contro nessuno, e' solo rimettersi in piedi, qualche secondo ancora, per favore, qualche respiro, aggrappate ad  un cuscino, che tanto poi lo mettiamo via.
postato da: aleike alle ore 10:54 | link | commenti (30)
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domenica, 20 settembre 2009

Woody docet

Il film di Woody Allen che ho visto ieri, BASTA CHE FUNZIONI, oltre ad avermi ammaliata e divertita, mi ha fatto riflettere tanto. Ero avvolta dalla fotografia calda del film, dalle battute a raffica come solo lui sa fare, dai personaggi che mi rimandavano ad altre situazioni di film di Allen, e pensavo. La vita e' oggettivamente faticosa e spesso parecchio brutta. Il collerico protagonista del film non ha tutti i torti, ad un certo punto afferma, anzi, urla" Dicono che per vivere debbo mangiare 9 porzioni di frutta e verdura al giorno, beh, allora non voglio vivere, odio la verdura!". Il problema non sono i broccoli e le mele, e' che per mantenersi in vita si fa una fatica bestia, per controllare paure, ansie, nevrosi, per sopportare i dispiacere  e i lutti.Allora la battuta del film fa ridere e pensare che a volte ci impazziamo per far durare il piu' possibile una vita della quale , spesso, ci lamentiamo. Ci si affanna da quando abbiamo l'eta' della ragione per cercare di portare avanti impegni, lavoro, sentimenti, amicizia, a volte ne ricaviamo stress, delusioni, colpi al cuore e poi, in un frammento di secondo, voila', non ci siamo piu', una vita intera per andare avanti ed un secondo per lasciare tutto.E anche per chi crede, la morte fa paura. Pero' lui, il meraviglioso grande giovane vecchio che e' Allen, riesce ad ammazzare sempre tutte le sue paura con una battuta sarcastica, ironica, leggera a volte, a volte amara, ma sempre con qualcosa che ci fa ridere fragorosamente. E ammazza il dolore. Come quando,in IO E ANNIE, raccontava di vecchine all'ospizio che si lamentano perche' "il cibo qui fa schifo e, per di piu', e' anche POCO". Anche se la vita a volte ci ammazza, ne vogliamo sempre di piu', perche' amore, affetti, interessi, piccole quotidianita' rassicuranti, libri, musica, fiori, ce la rendono piu' lieve, ci fanno venir voglia di dire "io ancora sono qui e gradirei starci ancora un po', per poter andare dopodomani a cena con un'amica, o a comprarmi le mele che sono tornate di stagione, per rivedermi "La finestra sul cortile" o per ascoltare ancora una volta quella bellissima compilation che mi sono fatta sul lettore mp3". Insomma, a volte correndo, a volte zoppicando, riusciamo sempre a risistemarla un po' questa vita trafelata e un po' scura. Trovando mille trucchi, di tutti i genere, BASTA CHE FUNZIONANO.
postato da: aleike alle ore 19:35 | link | commenti (17)
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martedì, 21 luglio 2009

Happy birthday misses President

Da una parte mi fa un'impressione immensa, io dentro mi sento ragazza, fisicamente invece ho svariati acciacchi,  i  mille ricordi di una vecchia, le allegrie improvvise per cose sceme come le bambine. .E poi e' l'ultimo anno che avro' la cifra 4 davanti, che e' una bel numero in fondo, era meglio il 3 ma sara' peggio il 5, il 5 e' brutto e non lo voglio. Pero' devo dire che vedo intorno a me (non al cinema, non la solita Sharon Stone che e' un altro mondo) tante coeatanee brave, forti, spiritose e intelligenti, che sono grazioso ornamento vivente di questi anni, di noi che siamo nati piu' o meno intorno al 1960, quando fecero le Olimpiadi a Roma, e Berruti vinse.

Per cui faro' come sempre, al piccolo dettaglio di una cifra di anni da compiere non ci pensero', mi godro' gli auguri, l'affetto, le carinerie di C., i festeggiamenti lunghi, le solite allegrie mie, molto sceme e che danno senso a tutto.

postato da: aleike alle ore 11:11 | link | commenti (16)
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venerdì, 17 luglio 2009

Il lunedi' le cose mi riescono sempre bene.

Non a me, a zia Orietta, che mi raccontava che se doveva fare una commissione, un servizio, il lunedi' le riusciva tutto bene. Io ho una memoria prodigiosa, me lo dicono sempre le amiche, e quando una persona non c'e' piu', questo fa si' che io ricordi il triplo di episodi, piccole frasi, modi di dire, dettagli piu' o meno inutili ma che tutti insieme fanno una vita, una vita lunga e larga, piena. Essendo sorella di mia madre, ha avuto un ruolo semi sostitutivo, con stile incalzante e presente, fermo. Mi ha regalato sempre tante cose, oggetti, indumenti, tempo, ascolto, chiacchiere. E il tavolo dove ceno, e la collanina che ora porto addosso. E mitiche frasi che con mio fratello citiamo spesso. Ma il bello della vita e' che in giornata dolorose, come quella in cui si svolge un funerale, ci possono essere anche tanti momenti tenui e dolci, come quelli in cui il tuo compagno ti mette una mano sulla spalla mentre piangi, una persona che non ti aspetti di vedere ti sorride, e c'e' tua nipote bella e un po' fragile,  e tuo fratello che spiega esattamente quello che senti. Ti arriva in dono il suo bracciale preferito, si riesce a ridere per uno sbaglio di nome di strada. Ci si sente vivi, rafforzati dal dono che una persona, semplicemente esistendo tanti anni vicino a te, ti ha dato. E allora oggi, nonostante questa perdita, io sono di buon umore, perche' mi sento tanto piu' ricca. E fortunata.

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martedì, 23 giugno 2009

Domeniche

Domenica pomeriggio ho visto, appunto, DOMENICA, di Wilma Labbate, film sensibile, carino, con co-protagonista una ragazzina fantastica che insegna a vivere. E sempre un’altra domenica, per raggiungere un luogo, ho fatto una lunga passeggiata in centro, e ho fatto una considerazione: molta gente ormai si lamenta di Roma, ma non perche’ c’e’ traffico, problematica oggettiva, o l’inquinamento, ma per la tiritera che a Roma non ci sono piu’ i romani. A parte che non e’ vero, che io sento parlare e vedo romani continuamente, e durante il mio tragitto al centro di Roma, oltre ai famigerati (per gli altri) turisti e stranieri, c’erano molti italiani e anche romani, ma poi non capisco perche’ ci debba essere questa ossessione di radiografare la nazionalita’ della gente. Roma e’ bellissima,e non lo dico per campanilismo, perche’ trovo stupende molte altre citta’ italiana, in quanto tutta l’Italia e’ fantastica. Passo di corsa davanti a Trinita’ dei Monti, che e’ un posto pure banale se vogliamo, e ogni volta, anche se non vorrei perche’ penso ad altro, mi si apre il sorriso incantato. I vicoli sono diversi, deliziosi, certi pezzi del lungotevere irraccontabili. Non vedo perche’ mi debba innervosire perche’ ci sono i turisti, anzi, ne sono fiera e lieta, li capisco, la farei anche io la turista a Roma. Per quanto riguarda gli stranieri in genere, extraomunitari o meno, io non ne ho paura e qui finisce il discorso. Questa presunta romanita’ che scompare e’ una sciocchezza, non c’e’ un’epidemia, non ci uccide nessuno, stiamo sempre qui. Solo io sono stata due anni a Foggia, e ora sono tornata, ma basta con questa visione del mondo chiusa, la mente va allargata sempre piu’, andiamo verso una societa’ sempre piu’ ampia, variegata, articolata, le radici e le tradizioni, importantissimi, non si preservano contando quanti filippini sono in giro. Sono stata ad una rassegna di cori, dentro il cortile di una chiesa a Corso Rinascimento, uno di quei posti che puoi campare 100 anni a Roma e non entrarci mai, molto bello, c’erano i gabbiani, qualche zanzara di troppo e si stava  bene, ho respirato felice, era tanto che non facevo cose cosi’. Alcuni giorni dopo c’e’ stata una rappresentazione teatrale di mio nipote, un laboratorio di recitazione, tutti ragazzi del ginnasio-liceo, carini, bravi, vivi, ovviamente lui era il piu’ bravo, bello, spiritoso, brillante ma questo si sa…. Il tempo per leggere scarseggia, procedo lentissima, ma quello che c’e’, e’ regolare .La cefalea invece va male, come sempre va a periodi, io sono resistente ma e’ faticoso sopportarla. Ho un elenco immenso di cose da fare, per oggi rimarra’ inevaso, e un elenco di paure e ansie da combattere, come sempre e forse di piu’, ma c’e’ una cosa importante da dire: in fondo e’ bello assorbire ogni giorno qualcosa di positivo dalle persone che ho intorno, qualcosa che mi aiuta a vivere, qualcosa da “copiare” per fare una svolta rapida e ignorare un problema, o capire che come ce l’ho io quella difficolta’, ce l’hanno pure gli altri, mille trucchi da imparare e mettere in pratica, furbizie e dritte che aiutano a farcela.

postato da: aleike alle ore 19:11 | link | commenti (9)
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sabato, 23 maggio 2009

Ricorrenze

Ci sono mille ricorrenze, e una in particolare piu' forte delle altre (ma non questa), c'era una giacca con disegnate delle barche, e tu la mettevi verso sera, al mare, sopra il costume, quando rinfrescava. C'erano alcune canzoni che ti facevano commuovere, alcune veramente belle, altre un po' stupidine, ma si sa, ci si commuove spesso sulle cose sceme, perche' il cuore per fortuna si muove come gli pare e non come ci fa fare bella figura. C'era il caldo che c'e' in questi giorni che tu detestavi, allora accendevi ventilatore, aprivi finestre in modo da fare corrente e ti piazzavi li', e lo chiamavi "il piccolo Nord", e c'era che quando facevi il bagno cantavi "Legata ad un granello di sabbia", anche se ormai erano passati secoli da quando  questa canzone era in voga. E un compleanno che con gli anni avevi sempre meno voglia di festeggiare ed io, tignosa, che non te lo permettevo mai, perche' l'occasione per farti un regalo non me la volevo far sfuggire, perche' cosi', anche negli ultimi anni che eri tristi, in quel momento eri costretta a sorridermi. Non sarebbe stato oggi, scriverlo il giorno stesso non ho voluto, ormai preferisco fare l'indifferente il giorno stesso, e' stato qualche giorno fa, che tanto il giorno in cui mi manchi di piu' non e' quello, ma e' il giorno del mio compleanno, perche' io ricordo l'ultimo in cui ancora c'eri, quando venisti all'improvviso, la mattina, io stavo per uscire ed andare al lavoro, e tu, accaldata, stanca e sorridentissima, che suonasti alla porta,con quel mazzo di fiori: e chi se lo scorda piu'.
postato da: aleike alle ore 18:11 | link | commenti (8)
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mercoledì, 20 maggio 2009

La bella estate

Il mondo e’ bello perche’ vario, dopo un po’ troppa varieta’ stanca, ma bisogna sempre tenere i canali aperti alle cose diverse. Mi capita di frequentare sul lavoro persone con le quali non ho in comune neanche mezzo dito mignolo, ma dovendo vivere insieme tante ore, spalanchiamo le porte e cerchiamo di aprire qualche orizzonte nuovo, finche’ dura, poi mi stufo e i miei interessi tanto rimangono quelli che sono stati i miei da sempre. Qua a Cinecitta’, dove rimarro’ a lavorare ancora per poco, ci sono ancora i reperti di Gangs of  New York di Scorsese, e, molto molto banalmente, mi fa senso vedere il Teatro 5 che fu regno di Fellini, ora regno dei programmi della De Filippi, mentre per altre persone e’ assurdo pensare che dove si fanno i loro programmi preferiti, un tempo si facevano dei film che non guarderebbero neanche pagati. Io dalle sale cinematografiche latito da un po’, l’ultimo film che ho visto e’ QUESTIONI DI CUORE, dell’Archibugi, che mi e’ piaciuto molto, Albanese come sbatte le palpebre mi commuove, e poi c’era quell’assurdo quartiere pluri periferico di Roma che era rappresentato in maniera affascinante, triste, bruttino e struggente. Leggo lentamente perche’ il tempo e’ poco ma regolarmente, "IL SILENZIO DEI CHIOSTRI" della Ginenes-Bartlett procede, i due protagonisti ormai sono due amici, la mattina “Il Ruggito del Coniglio” mi fa ridere pure se a quell’ora non lo farei mai, e le piante resistono a me e al caldo anomale di questo maggio. Dopo diversi anni ho davanti un’estate piena di lavoro, con pochissimi giorni di stop, un tempo era la norma, ora no, ma non mi preoccupo molto, gia’ mi vedo arrancare fra metro e macchina arroventata, sbuffando per il caldo, agognando il rientro a casa, dove un ventilatore mi accogliera’ benefico, sognando la California, come di Dik Dik della mia infanzia, l’aria condizionata, un Magnum e qualche bel telefilm scemo.

postato da: aleike alle ore 16:13 | link | commenti (10)
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domenica, 03 maggio 2009

Bilanci

imagesSono quasi due mesi che sono tornata a Roma e continuo ad avere il balcone semi vuoto, tranne una mazza di scopa che, al primo alito di vento, cade e, occasionalmente, lo stendino dei panni. Il famoso trespolino che volevo mettere in cucina per mettervi sopra le piantine rimane uno di quei sogni che si spera si autorealizzino, tipo che il mobiletto in questione abbia la buona creanza un mattino di farsi trovare gia' pronto e montato al suo posto,e  del colore adatto, per favore, poi io devo solo pensare a comprare, appena ho un attimo, le piccole piante. Non riesco a trovare un cestone per la biancheria rettangolare o ovale, tranne uno che costava un botto e dovendo lo stesso stare occultato da una porta, l'ho lasciato serenamente dal suo negoziante. In compenso, dopo aver utilizzato per una volta ancora le care parrucchiere foggiane, ho provato una di qui,  giudizio ancora sospeso. Fondamentalmente sono contenta di aver ripreso il lavoro, mi mancava l'impegno quotidiano, e quel senso di stanchezza che dopo un po' che sei tornata a casa, se ne va, o la soddisfazione di avere delle cose da risolvere e da organizzare, e riuscirvi, e mi piace troppo il contatto quotidiano con gli altri. Mi piace molto anche la busta paga una volta al mese. Certo, preferisco  le giornate dove tutto questo e' scandito da orari normali, di quelli che si torna a casa non verso le 23, quando oltre ad una rapida telefonata a C., c'e' il tempo solo per struccarsi e leggere due pagine di libro per staccare la spina dai pensieri del giorno. Sorvolo sulla violenza dell'interruzione della vita a due, di cio', ahime', ho gia' detto. Le ore in genere scorrono veloci, nel bene e nel male, ora vado a vedere il film dell'Archibugi, e gradirei che dei gerani, magari contagiati dallo stesso morbo del mobiletto della cucina, si autositemino nel terrazzino. Colori assortiti, grazie, e possibilmente anche una piantina di salvia.
postato da: aleike alle ore 17:17 | link | commenti (11)
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domenica, 19 aprile 2009

So bye bye miss American Pie

L'aver preso la patente a 29 anni e con molti sforzi, e' stata una delle prove di volonta' piu' grandi della mia vita. Cio' non toglie che continuo a non amare particolarmente guidare, lo faccio senza problemi se devo compiere tragitti non troppo lunghi, possibilmente percorrendo strade gia' conosciute o quanto meno conosciute al 95%. Dovendo spostarmi da casa mia a Cinecitta' per lavoro, uso quell'aggeggio fantastico che si chiama metropolitana, dove mi siedo, leggo e arrivo, fresca come una rosa, e nell'ambito della quale riesco a ritagliarmi uno spazio per me prima di affrontare la giornata lavorativa, dove non esistono cose come il traffico, la gente nervosa che suona il clacson, i semafori che ci metti 20 minuti per superarli ma stai solo al primo di una lunga serie che ti separa dalla meta. Insomma, una goduria la metro per me. Solo che alcuni giorni alla settimana faccio tardi la sera, e per prudenza prendo la macchina. Ed essendo io imbranata per senso dell'orientamento  e memoria visiva, aggiungo allo stress della guida nel traffico in un lungo percorso iper sconosciuto, anche il dover seguire la mia salvezza, la mia ancora, ossia il navigatore, senza il quale non saprei manco arrivare a meta' tragitto, ma che comunque e' a volte ambiguo, o comunque difficile da interpretare, oppure sono io incapace, fatto sta che in nella scorsa settimana ho accumulato una fatica e uno stress pazzesco. In macchina parlavo da sola, chiedevo aiuto a Santa Rita ogni secondo, mi sembrava impossibile che, stando in auto da cosi' tanto tempo, ero solo a 5 chilometri da casa, mi allarmavo se la voce amica del Tom Tom, che il giorno prima nello stesso punto era stata cosi' generosa di consigli, era muta da un pezzo, allora le dicevo, ad alta voce "Perche' non mi parli?Cos'hai?Ti sei offesa?Ti ho fatto qualcosa?Non mi tenere il muso,dai!", e non voglio pensare a cosa possono aver pensato i guidatori affiancati a me. E poi quando non interpretavo bene le sue indicazioni, e giravo intorno, la frustrazione saliva alle stelle, e il tempo globale del percorso  si allungava, e quando al fine giungevo al lavoro, madida di sudore e isteria, di contro saliva il senso di onnipotenza, come se fossi stata una maratoneta che avesse compiuto il giro del mondo. A sera la stessa cosa, meno traffico ma in piu'  la stanchezza della giornata. Ho sempre tenuto la radio bassissima, affinche' non sovrastasse la voce della mia amica navigatrice, solo da un punto in poi, un punto dove poi so andare da sola, alzo a palla la musica come una coatta, mi rilasso, decontraggo le spalle, sorrido felice, canto e trovo sempre alla radio delle canzoni particolari, una volta una vecchia, splendida I'VE GOT A NAME, di Jim Croce, e un altra AMERICAN PIE, di Don Mc Lean, bellissima,che mi ha rimessa al mondo, e da San Pietro fino a casa e' stata colonna sonora perfetta di Thelma (io) e Luise (la navigatrice) che, elettrizzate, se ne sono tornate in uno dei  posti piu' belli del mondo per loro, ossia la casa.
postato da: aleike alle ore 16:50 | link | commenti (17)
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mercoledì, 01 aprile 2009

Acquisti importanti

Teoricamente avevo molti progetti di piccoli cambiamenti d'arredo per il mio ritorno a Roma, ma la scarsita' di tempo mi ha un po' bloccata. Per ora ho inserito questi :

una piantina acquistata da una vecchina curva curva, che si era posizionata su di un marciapiede. L'ho chiamata (la piantina, no la vecchia) Teresa,e siccome si dice che e' positivo parlare alle piante, con lei sfodero addirittura la vecchia canzone di Sergio Endrigo "Teresa" e per ora sta che e' una bellezza;

un'ennesima tazza alla quale non ho resistito, ero andata alla Upim per della biancheria, ho fatto un giro per il reparto casalinghi ordinandomi tutto il tempo "non comprare tazze, non guardare le tazze, non ti servono tazze, non sapresti neanche dove metterle". Poi ne ho vista una, grande, con una sfumatura di arancio molto bella, e ho pensato che non necessariamente doveva servire per berci il the. Infatti l'ho posizionata davanti ai libri Sellerio, pare nata per quello sfondo blu;

un porta tovaglioli di legno con sopra una civetta, o un gufo, non so, non sono capace di distinguerli. Sono stata molto incerta prima di sceglierlo perche' vi erano varie decorazioni, e mi piaceva molto anche un sole sorridente, solo che tale sorriso aveva come un velo di cattiveria, e ho pensato che essere accolta da lui in cucina non andava bene.

Il prossimo progetto sono due federe per i cuscini del letto. Quelle pero' sono impegnative.

 

postato da: aleike alle ore 17:09 | link | commenti (17)
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Sono sempre arrivata tardi, in affanno e tardi. Prima di muovere un passo, mille ragionamenti sulle 182 possibili conseguenze. Un respiro e...okay, il blog lo apro. E basta pensare!

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